Le stanze del Principe

 

Ciascuno è Principe per il solo fatto di essere stato messo al mondo. La sostanza del titolo non varia in ragione della fortuna che al singolo è concessa. Il destino è sovrano e ti colloca sempre al primo posto nella linea di successione, inconsapevole dell’eredità che ti attende. Non c’è voce del sangue, ma silenzio.

 

L’infanzia è una notte santa che scivola sulle palpebre chiuse, rischiarata da promesse troppo facili da mantenere.

 

Nulla è lontano, perché tutto si mostra con cristallina evidenza.

 

Nulla è perduto, perché tutto, prima o poi, ritorna.

 

Ogni cammino può essere percorso nel suo verso contrario – è sempre il verso giusto- nel doppio movimento del palindromo senza capo né coda, nella spirale infinita tracciata dal serpente come pura eccedenza visibile di una quieta assenza di tempo.

 

Poi un colpo di lancia!

 

Zu Hilfe! Zu Hilfe! Così cantano nel Flauto Magico l’emissarie della Regina della Notte per risvegliare il Principe Tamino.

 

È un istante, ed eccola, riflessa sull’umida pupilla, la belva in agguato sin dal primo vagito. O forse è un altro te che si fa pietra e si frantuma in mille pezzi al suolo.

 

Non ci sono più talismani che proteggano né prove iniziatiche da superare, se non quella di ricomporre i resti, per riconoscere la propria incompletezza, e poi scegliersi un padre, dal quale ereditare tutto il peso del mondo.

 

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