Saluti a casa
ossequi alla signora
ma avrei voluto dire altro
ragioniere, lei come si sente
la sento solo io questa fatica
che in un accenno si insinua nelle ossa
questa fitta che s’impiglia nello sterno
esce, torna dentro
si aggira nel mio mondo
riferisce di una lontananza nel profondo.
Si sbrighi con il protocollo
ragioniere faccia in fretta
da troppo tempo oppongo resistenza
parlo nella notte con le ombre
non posso dire di aver capito
ci sono cose che nessuno dice
è più una confidenza che ho acquisito
un sentimento inquieto, ecco
come una saggezza di governo
nell’esercizio quotidiano
dell’irrequietezza.
Nel suo universo, tutto bene
dispone di un riparo quando piove
sua figlia si applica allo studio
o c’è una stella che esorbita dal cosmo?
Io, dopotutto le confesso
ancora non capisco
se il tempo scorra in linea retta
oppure oltrepassi gli orizzonti
e all’improvviso curvi
si raddoppi
come la luce riesce a fare
nei ricordi
come i fantasmi riflessi dagli specchi.
Ci rivedremo, forse
in questo ufficio o nel quartiere
buongiorno, buonasera
che cos’ho fatto agli occhi
non so dirle con franchezza
può darsi che sia stanco
che sia vecchio
come del mare
si può dire per un uomo
che la luce all’improvviso cambi
che l’universo ancora esista
proceda senza fretta.
La poesia è un giusto contrappeso alla burocrazia, che è sempre un colpo allo stomaco di chi la deve affrontare!